giovedì 14 marzo 2013

PINOCCHIO E LA QABBALAH


Se si conosce anche solo qualche pubblicazione di Igor Sibaldi è facile pensare a lui come a una persona in grado di riuscire a “vedere” laddove i più guardano soltanto distrattamente. Già in passato ho avuto modo di sentirlo dare interpretazioni esoteriche di favole come Cenerentola e parlare della genialità di Walt Disney al di là dei motivi che l’hanno reso famoso, ecco perché non c’è da stupirsi davanti al connubio Pinocchio-Qaballah che Sibaldi ci presenta nel suo ultimo lavoro.


C'era una volta..."
"Un re!" diranno subito i miei piccoli lettori. "No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze."
Inizia così la storia di Pinocchio scritta da Carlo Collodi che abbiamo imparato a conoscere come una fiaba per bambini, magari dalla voce di un genitore che ce la raccontava la sera per farci addormentare. Invece l’ipotesi è che si tratti di una storia il cui compito sarebbe al contrario quello di risvegliarci, non è rivolta ai bambini e non è rivolta agli adulti, ma si riferisce alla parte bambina che è in grado, a volte, di sopravvivere nell’adulto. Non di rado le cose preziose sono nascoste dentro contenitori che reputiamo di scarso valore, è il caso delle pagine di Pinocchio, che sembrano nascondere interessanti corrispondenze con la Qaballah. Sulla Qabbalah è stato scritto di tutto ma viene sempre compreso molto poco, ogni volta che ci si avvicina a questo aspetto della mistica ebraica si ha l’impressione che le parole versate scivolino via. Si rimane così ad osservare l’Albero della vita (o sefirotico), la strutturazione grafica che unisce le 10 sephiroth (sfere), le 10 tappe di un percorso che attraverso gradini successivi, una sephira dopo l’altra conduce all’unità con Dio attraverso un lavoro pratico su se stessi. Come ogni fiaba che si rispetti l’inizio di Pinocchio recita: “c’era una volta” cioè, “tutto parte da”. Ci si aspetterebbe che partisse da un re, ma un re ha la corona, e nell’albero della vita, la corona è designata da Kether,che  si trova nella posizione più alta dell’albero, il punto d’arrivo. Ecco perché la storia non può cominciare con una corona, l’inizio appartiene ad un semplice pezzo di legno, corrispondente alla sephira di Malkuth. La sfera di Malkuth è la Sephira più bassa, il centro che rappresenta la realtà fisica, associata al pianeta terra, è la sfera in cui la maggior parte degli esseri umani si trova. A questo livello è possibile riuscire ad avere una visione della propria funzione ad un livello più elevato, del proprio "Sé superiore", che può essere interpretato come una specie di forza divina presente in ogni essere umano e la cui consapevolezza porta al risveglio della coscienza. La caratteristica principale di Malkuth è il sentirsi incompleti e, dunque, di vivere in uno stato di necessità spirituale e di bisogno fino al momento in cui si riesce a trovare una guida che riesca a condurre all'inizio del cammino, proprio come il burattino di legno a cui cresceva il naso ogni volta che diceva una bugia. Sono sempre più convinta che i simboli siano a portata di mano e serva allenare l’occhio e il cuore a una visione più profonda per poter scorgere il senso delle cose. Credo che Sibaldi con il suo dvd “Pinocchio e la Qabbalah” voglia suggerirci anche questo, accendendo una lampada come l’eremita dei tarocchi, su un sentiero, sta a noi voler sfruttare la luce che emana e cominciare a percorrerlo.





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