Se si conosce anche solo qualche pubblicazione di Igor Sibaldi è
facile pensare a lui come a una persona in grado di riuscire a “vedere” laddove
i più guardano soltanto distrattamente. Già in passato ho avuto modo di
sentirlo dare interpretazioni esoteriche di favole come Cenerentola e parlare
della genialità di Walt Disney al di là dei motivi che l’hanno reso famoso, ecco
perché non c’è da stupirsi davanti al connubio Pinocchio-Qaballah che Sibaldi ci
presenta nel suo ultimo lavoro.
C'era una volta..."
"Un re!" diranno subito i miei piccoli lettori. "No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da
catasta, di quelli che d’inverno si mettono
nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze."
Inizia
così la storia di Pinocchio scritta da Carlo Collodi che abbiamo imparato a
conoscere come una fiaba per bambini, magari dalla voce di un genitore che ce
la raccontava la sera per farci addormentare. Invece l’ipotesi è che si tratti
di una storia il cui compito sarebbe al contrario quello di risvegliarci, non è
rivolta ai bambini e non è rivolta agli adulti, ma si riferisce alla parte
bambina che è in grado, a volte, di sopravvivere nell’adulto. Non di rado le
cose preziose sono nascoste dentro contenitori che reputiamo di scarso valore,
è il caso delle pagine di Pinocchio, che sembrano nascondere interessanti
corrispondenze con la Qaballah. Sulla Qabbalah è stato scritto di tutto ma
viene sempre compreso molto poco, ogni volta che ci si avvicina a questo
aspetto della mistica ebraica si ha l’impressione che le parole versate
scivolino via. Si rimane così ad osservare l’Albero della vita (o sefirotico),
la strutturazione grafica che unisce le 10 sephiroth (sfere), le 10 tappe di un
percorso che attraverso gradini successivi, una sephira dopo l’altra conduce
all’unità con Dio attraverso un lavoro pratico su se stessi. Come
ogni fiaba che si rispetti l’inizio di Pinocchio recita: “c’era una volta”
cioè, “tutto parte da”. Ci si aspetterebbe che partisse da un re, ma un re ha
la corona, e nell’albero della vita, la corona è designata da
Kether,che si trova nella posizione più
alta dell’albero, il punto d’arrivo. Ecco perché la storia non può cominciare
con una corona, l’inizio appartiene ad un semplice pezzo di legno,
corrispondente alla sephira di Malkuth. La sfera di Malkuth è la Sephira più
bassa, il centro che rappresenta la realtà fisica, associata al pianeta terra,
è la sfera in cui la maggior parte degli esseri umani si trova. A questo
livello è possibile riuscire ad avere una visione della propria funzione ad un
livello più elevato, del proprio "Sé superiore", che può essere
interpretato come una specie di forza divina presente in ogni essere umano e la
cui consapevolezza porta al risveglio della coscienza. La caratteristica principale
di Malkuth è il sentirsi incompleti e, dunque, di vivere in uno stato di necessità
spirituale e di bisogno fino al momento in cui si riesce a trovare una guida
che riesca a condurre all'inizio del cammino, proprio come il burattino di
legno a cui cresceva il naso ogni volta che diceva una bugia. Sono sempre più
convinta che i simboli siano a portata di mano e serva allenare l’occhio e il
cuore a una visione più profonda per poter scorgere il senso delle cose. Credo
che Sibaldi con il suo dvd “Pinocchio e la Qabbalah” voglia suggerirci anche
questo, accendendo una lampada come l’eremita dei tarocchi, su un sentiero, sta
a noi voler sfruttare la luce che emana e cominciare a percorrerlo.


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